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Hai detto metà verso?

In questo articolo parliamo di Metaverso, altro nuovo grande tema da bar… fino a qualche mese fa.

Ultimamente, infatti, è stato coperto mediaticamente dall’Intelligenza Artificiale e c’è chi parla già di fallimento.

Ogni tanto, però, arriva ancora la domanda: “Ma cos’è?” e quindi ecco un approfondimento sul tema.

Alla fine dell’articolo troverai qualche link utile per provare direttamente cos’è il metaverso ma prima cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

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Poteva nascere una nuova era chiamata Metaverso ma chissà…

Siamo così tanto agli albori che nemmeno l’editor digitale online con cui scrivo questo articolo ne riconosce il significato e mi chiede: “Volevi forse scrivere metà verso?”

E io rispondo: “No no, me-ta-ver-so, proprio come l’ho scritto. Perché me lo sottolinei di rosso?”

E lui, ancora: “Va be, allora senti, facciamo così, vuoi aggiungerlo al dizionario?”

Un po’ contrariata perché dovrebbe già sapere cos’è, accetto. 

E così, piano piano, allegoricamente, il metaverso entra nelle nostre vite e le arricchisce.

Forse.

Ma quindi…cos’è?

Il nome nasce dalla crasi tra “meta” e “universe” e possiamo vederlo come un nuovo livello di internet.

Non è una sorta di internet più sofisticato. E’ molto di più. Internet è solo la sovrastruttura su cui si basa.

Nasce per rispondere alla sempre più importante (così pare) richiesta di immersività: abbiamo sempre più bisogno di esperienze realistiche e immediate.

Ha tante possibili forme differenti, può spaziare dal gaming alle community, coinvolgere aziende e lavoratori, permettere ad avatar tridimensionali di svolgere qualunque tipo di attività.

E’ una sorta di universo parallelo, se siamo pronti ad accettare questa visione, dove tutto è digitale ma la struttura spazio-temporale rimane uguale a quella del mondo analogico.

Esisteremo anche nel metaverso: manderemo avanti un avatar che ci rappresenta e che abbiamo disegnato noi, lo guideremo utilizzando dei guanti aptici che possano rilevare i movimenti delle mani e delle dita, lo osserveremo attraverso un visore di realtà virtuale mentre guarderemo i nuovi mondi possibili e i relativi abitanti.

Termini come internet 2.0, 3.0 e 4.0 erano già stati utilizzati e quindi, per accendere i riflettori su un cambiamento rivoluzionario come quello promesso dal metaverso, si è pensato di ricorrere a un’invenzione dello scrittore cyberpunk Neal Stephenson nel suo romanzo scienze fiction intitolato Snow Crash.

Il metaverso di Stephenson è un luogo distopico, molto lontano dall’universo magnifico e meraviglioso che le big tech cercano di farci credere.

Nel romanzo si tratta di una grossa sfera nera di circonferenza pari a 65536 km, divisa in due parti sull’equatore da una strada sulla quale sono presenti 256 stazioni, ciascuna distante dalla successiva altri 256 km.

In queste stazioni chiunque può realizzare ciò che desidera, comprare ciò che gli serve usando il conio digitale, frequentare i locali che desidera, trovare lavoro, incontrarsi con amici ecc.

Come nel romanzo, così nella realtà.

A dicembre 2021, Meta ha lanciato Horizon Worlds, il suo personale metaverso.

Si tratta di un videogioco online gratuito nel quale, se disponi di un visore di realtà virtuale o aumentata, puoi muoverti e interagire in diversi scenari, partecipare a eventi, giochi e interagire con altri partecipanti.

Niente di sconvolgente o di non visto, molto lontano dalle promesse rilasciate in conferenza stampa ma, del resto, lo stesso Zuckerberg ha parlato di 10-15 anni prima di avere una versione di metaverso pienamente sviluppata.

Leggermente più interessante la proposta di Microsoft che ha rilasciato una anteprima di Microsoft Mesh che permetterà alle persone di connettersi con una presenza olografica (sembra una supercazzola, lo so…), condividere lo spazio e collaborare da qualsiasi parte del mondo.

E così potranno essere organizzate riunioni di lavoro o incontri virtuali molto più realistici rispetto a a quanto siamo ormai abituati con Zoom o Google Meet, dove i partecipanti saranno davvero virtualmente presenti anche se non in carne ed ossa.

Sicuramente anche per Mesh i tempi non sono maturi, a partire dal fatto che molte persone non dispongono ad oggi di un visore di realtà virtuale né di guanti appositi pensati per per il tracciamento delle dita e il motion capture ma si preannunciano nuove evoluzioni più rapidamente.

Google spiega con un grafico l’attuale declino del metaverso

Il grafico di Google Trends fa capire velocemente quanto la popolarità del termine “metaverso” abbia avuto un picco alla fine del 2021, proprio quando Mark Zuckerberg aveva cambiato il nome della sua identità aziendale da Facebook e Meta, annunciando grandi investimenti in questa novità tecnologica.

Successivamente il livello di interesse è tornato a scemare fino a tornare ai livelli prima dell’annuncio.

È troppo presto per poter dire se si tratti di fallimento o meno.

Sicuramente oggi non siamo pronti per accoglierlo nella nostra quotidianità e non potremo farlo almeno fin quando non esisteranno tecnologie di visualizzazione 3D (occhiali? chissà) in grado di funzionare per diverse ore e ad un prezzo accessibile ai più.

I portavoce di Meta, però, dicono che potremmo sperimentare il metaverso anche in 2D da un semplice PC e, al contempo, continuano a perfezionare Quest, una visore di realtà virtuale che promette “giochi divertimento… e molto altro”.

Ti è venuta voglia di provare il metaverso?

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A parte gli scherzi, puoi iniziare visitando:

  • Decentraland → dopo aver creato il tuo avatar, ti puoi dirigere verso Genesis Plaza e scegliere di svolgere alcune attività specifiche, come ascoltare concerti, socializzare con altri utenti, comprare token NFT utilizzando cryptovalute, o di spostarti verso altri luoghi
  • Sandbox → permette più o meno le stesse cose del precedente ma in questo caso la grafica è volutamente deformata, come in Minecraft. In informatica con il termine “sandbox” si fa riferimento a un ambiente virtuale controllato, dove solitamente si testano applicazioni. Nell’ambito del metaverso è un luogo senza vincoli dove tutto è possibile.
  • Strageverse → promette esperienze altamente immersive e mette a disposizione di creatory e brand differenti il proprio metaverso.
 

Non è strettamente necessario disporre di strumentazione hardware come il visore o i guanti aptici per iniziare a provare, in prima persona, cosa sia il metaverso.

Detto ciò, è ancora presto per riuscire a comprendere le reali potenzialità del metaverso.

Sicuramente è possibile iniziare a immaginare diversi scenari in cui potrebbe tornare davvero utile, soprattutto se utilizzato come ambiente dove testare e imparare realisticamente mestieri e abilità.

E’ altrettanto vero che la strada del metaverso è colma di criticità che non sappiamo ancora come e se verranno superate, dalla sicurezza online degli utenti alla la privacy e, in generale, tutto l’impatto sociale che il metaverso avrà.

Quello che ormai mi sembra chiaro e che, qualunque sarà il momento per lanciare definitivamente il metaverso nelle nostre vite, nessuno si curerà di comprendere se siamo in grado di sostenerlo in qualità di essere umani.

Dovremo semplicemente abituarci ma non credo sarà facile.

Se non riusciamo a gestire uno smartphone senza diventarne dipendenti, come faremo con tutto il resto?

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